I festeggiamenti del periodo carnevalesco hanno un'origine molto remota e si collegano ad antichi riti pagani.
Le origini del Carnevale risalgono ai riti di fertilità dei popoli antichi del Medio Oriente. 
Babilonesi, Ittiti, Fenici ed Egiziani cercavano in tal modo di onorare i propri dèi. 
Greci e Romani adoravano il dio del vino.


Roma festeggiava tale ricorrenza a gennaio. Si organizzavano grandiose processioni su carri decorati con immagini di dèi, statue nude e leggiadre presenze femminili.Un uomo del popolo veniva scelto per fare re, e guidava la processione con grande sfoggio. Si dice che i cittadini romani portassero le loro mogli e figlie in campagna.

Per un cristiano era impensabile prendere parte a simili cerimonie. La mancata partecipazione, però, poteva dare origine a persecuzioni. Un legionario romano, che era diventato cristiano,venne addirittura giustiziato nel 303 d.C. dai soldati perché aveva rifiutato l'elezione a "principe del Carnevale".





Quando, sotto l'imperatore Costantino e i suoi successori, il cristianesimo fu dichiarato religione di stato, si bandì il carnevale in quanto ritenuto una festa pagana. Tuttavia, a poco a poco, le usanze carnevalesche cominciarono a riemergere.

La chiesa cattolica romana infine si rese pronta ad un compromesso. Poteva partecipare al Carnevale chi fosse poi disposto ad osservare un periodo di digiuno di quaranta giorni prima di Pasqua.
Una valvola di scarico, quindi un compromesso liberatorio concesso originariamente dalle autorità religiose per rendere più tollerabile la susseguente disciplina della mortificazione.

I riti del carnevale, persero nel tempo, l'originario carattere magico-rituale, per poi diventare semplicemente un'occasione di divertimento popolare. Nel corso dei secoli fu introdotto nelle corti, acquisendo sempre forme più raffinate e legate alla danza e alla musica.
Così, durante il Medioevo, il Carnevale fu nuovamente una festa di massa. Si arrivò a celebrare messe e culti di Carnevale. Cronache di quel tempo riportano alcuni avvenimenti carnevaleschi, dove al popolo era permesso fare di tutto a scapito di ogni elementare regola di civiltà e di buon gusto. Atteggiamenti grossolani e volgari, sbeffeggi alle autorità, profanazione di chiese ed ogni sorta di scurrilità venivano tollerate in nome del carnevale.

Il papa Carlo V nell'anno 1525 e Filippo V nell'anno 1916 allarmati dalla violenza di alcuni uomini, proibirono la celebrazione del carnevale.
I borghesi allora portarono le celebrazioni a porte chiuse. Nei loro lussuosissimi saloni, ballavano fino a tardi nascosti dietro ad enigmatiche maschere e spettacolari travestimenti.
Le classi popolari, anche loro continuarono a festeggiare tra le vie.
Nel tempo della Riforma, nelle nazioni evangeliche il "Re Carnevale" scomparve. Tuttavia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ricominciò ad esistere e ad ottenere crescente influsso.
Oggi la superstizione è nuovamente di moda, e invece di alleluia, in Germania, durante le celebrazioni di Carnevale, si urla "Urrà".




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